mercoledì 27 agosto 2014


BORDIGHERA: LA STORIA DELLA CANNA DA PESCA ''BORDIGOTTA''

Bordighera: la storia della canna da pesca ''Bordigotta''
Bordighera è da sempre patria di antiche tradizioni, profonda cultura, madre di poeti, scrittori e pittori di fama internazionale.
A noi piace pensarci figli, eredi, di così tanta e profonda illuminazione e tutte le manifestazioni culturali che coinvolgono la città ne sono l’eco profondo, la celebrazione.
Ma spesso accade che con così tanta ricchezza e varietà di stimoli, ci si dimentichi della cultura popolare, degli innumerevoli artigiani, appassionati e amatori che hanno contribuito a costruire il tessuto sociale semplice ma di non minor valore.
Tra questi mi piace ricordare un'Associazione che proprio in questo anno ha avuto la forza di ricercare l’antica (non poi così tanto), unione e legame tra i suoi associati.
Incontrando un vecchio amico, Claudio Gagliolo, la cui simpatia e tenacia è nota a tutti a Bordighera, ci siamo trovati a parlare di pesca; un'attività che già nel tempo passato è stata risorsa economica per molti bordigotti ma che, a livello amatoriale, ha da sempre coinvolto moltissime persone.
Un tempo, quando i divieti non la limitavano, luoghi come lo Scoglio Alto a Sant’Ampelio o le spiagge limitrofe erano il ritrovo di questa appassionante attività che grazie al mare pulito di Bordighera e la sua posizione geografica che la pone in mare aperto, come la punta più meridionale della liguria, è sempre stata proficua.
Esisteva un tempo, ma ora possiamo dire esiste anche oggi, un'Associazione veramente storica, i “Cannellati - U Scoeiu Autu” al quale aderivano nomi ben noti della città. Si organizzavano gare, battute di pesca che comprendevano tutto il litorale, nelle quali cefali e branzini, di grande misura e qualità, erano le ambite prede.
Dico esiste perché per volontà degli appassionati di questo sano sport hanno voluto ricongiungersi nella originale forma in modo da ottenere una maggior attenzione nei confronti della loro passione. Al momento le regolamentazioni limitano molto la pesca da riva e questo è davvero frustrante per persone che adorano l’attività e spesso trascorrono la notte intera alla ricerca della “preda perfetta”.
Claudio è tornato indietro nel tempo, con il suo racconto, parlandomi di una “creazione” che l’esperienza dei pescatori ha realizzato, con l’aiuto dell’industria, sino a realizzare un modello di canna da pesca che possiamo a ragione definire “bordigotta”.
Ascoltiamo le parole di Claudio, così come me le ha riportate: Storia di una Canna da Pesca “Lerck” e/o Bordigotta.
“A Bordighera negli anni prima dei '40/'50 i pescatori di canna da riva pescavano con le lenze a mano; negli anni '60 circa si cominciarono ad utilizzare le canne da pesca artigianali, fatte a mano dagli stessi pescatori(canne di bambù n.d.r.).
Come mulinelli si usavano delle scatole in lamiera della conserva di pomodori e si lanciava l’esca con un piombo, anch’esso artigianale, fatto con una striscia di piombo di circa tre centimetri che veniva arrotolata ad un chiodo e poi veniva schiacciato; si toglieva poi il chiodo ed ecco fatto il buco per inserire la lenza. Per fermare il piombo si utilizzava un pezzetto di stoffa o un filtro di sigaretta (ancora utilizzato ad oggi dai pescatori di cefali “nostrani”).
Con questo stratagemma si poteva lanciare l’esca circa a 7/8 metri, oppure si pescava con il galleggiante con piombi, naturalmente più piccoli. I galleggianti erano fatti con i tappi di sughero delle bottiglie o fiaschi di vino. Tutto questo negli anni '40/'50".
Al che , alcuni cittadini di Bordighera appassionati della pesca al Cefalo o Branzino (Budda, Dedi, Traverso, Balduinotti, Martini, U Gin, Lui’, Nardini, Lanza, Pietra, Barucchello, Bozzarelli, Malvino, Prof. Guerra, Etienne, Cabri, Duberti, Debenedetti, Romeo, Reforzo, Garoglio, Graglia, Filip), siamo nel 1970 circa, pensarono di migliorare le tecniche di esca al Cefalo e al Branzino. Tenendo conto che le canne da pesca di Bambù erano abbastanza fragili e poco flessibili nel “cimello” (la punta della canna), pensarono di crearne uno più flessibile e robusto e chiesero ad una azienda del settore se era possibile crearlo in fibra di vetro.
Dopo una lunga attesa, con gioia e gaudio, arrivarono i primi “cimelli” di una lunghezza di circa 2,50 cm. che venivano però ancora montati sul “bordone” (la base della canna) in bambù e pescarono così per alcuni anni..,
Poi un giorno, riunendosi e parlando tra loro si accorsero che sarebbe stato meglio fare anche la parte bassa della canna in fibra di vetro avendo così un “bordone” robusto quanto il “cimello”. Riuscirono nell’intento attorno agli anni '70/'71 e così nacque la canna chiamata Lerck e/o Bordigotta. Di questa rivoluzione tecnica se ne accorsero anche  i pescatori di Ospedaletti e Ventimiglia che cominciarono ad acquistare questo gioiello a Bordighera e il mercato si allargò quasi sino ad Imperia. Le canne Bordigotte nel tempo cambiarono il loro colore, le prime erano di un marrone intenso quasi sul nero, poi vennero realizzate marrone più chiaro, infine si decise per il colore giallo.
Le ultime vennero prodotte  negli anni '80. Il colore di base era diventato verde scuro. Quindi la vera e unica canna bordigotta, di antica tradizione, era in due pezzi, lunga circa 5,30 metri e ora che la tecnologia ha creato canne a “sfilo” in carbonio, sofisticate e resistenti, non sono più prodotte. Chi ce l’ha la conserva come una reliquia, il loro valore per gli amatori è inestimabile. Qualcuno le utilizza ancora per la pesca al cefalo!.
Quindi attenzione alla cantina del nonno, se trovate una vecchia canne a due pezzi, magari di colore scuro o nero, conservatela: è un capolavoro, un pezzo di antiquariato di grande valore, frutto dell’intelligenza popolare e della cultura della nostra terra. Ringrazio Claudio di questo racconto e l’Associazione "U Scoeiu Autu" per continuare a mantenere viva una tradizione della nostra gente.

Valerio Moschetti
27 agosto 2014 fontebordighera.net



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