martedì 11 marzo 2014


BORDIGHERA: LA STORIA DELLA BAMBOLA DELLA PICCOLA RIKAR

Bordighera: la storia della bambola della piccola Rikar
Le storie che raccontano della nostra vita sono innumerevoli e dietro ognuno di noi ci sono romanzi interi che potrebbero affascinare una platea di lettori raffinati.
Chiunque potrebbe parlare dei propri avi, dei nonni e anche di se stessi, svelando storie inaspettate.
E’ successo così che quasi per caso, incontrando in passeggiata  Marilena, una simpaticissima lettrice di questo giornale on-line e assidua fotografa del gruppo di facebook Bordighera.net, ci siamo raccontati delle origini dei nostri cognomi e nel suo caso è venuta fuori una storia incredibile.
Era un tempo lontano, il 1790, e in Francia era esplosa la Rivoluzione Francese.
La famiglia Rikar, da cui Marilena discende, scappò dall’Alsazia in carrozza, durante la notte.
Una delle tante famiglie che cercavano rifugio da un destino difficile ed insicuro. Un viaggio terribile, nel quale incontrarono difficoltà che misero in pericolo anche la loro vita.
Fu così che durante il viaggio la carrozza venne assalita dai banditi che si erano dati alla macchia, derubandoli di ogni avere.
Non opposero alcuna resistenza, i Rikar, temendo di essere uccisi sul posto e i banditi, spogliandoli di ogni avere, si commossero solo nei confronti della bambina, nonna di Marilena, che stringeva al petto una sgualcita bambola di stoffa.
La piccola piangeva e teneva stretta a se la bambolina, baciandola e ripetendole di non aver paura, c’era lei a proteggerla. Uno dei banditi prese la bambina e poi, forse ricordando una delle sue lontane, si commosse rassicurandola che nessuno le avrebbe toccato la sua amica di stoffa.
Se ne andarono lasciando i poveri malcapitati senza nulla, ancora lontano dalla loro meta, Bordighera.
Raggiunsero la nostra città con altrettante difficoltà ma fu proprio la bambola, come in una fiaba dal bel finale, a donare una nuova vita a tutta la famiglia.
Il padre, prima di partire, le aveva nascosto dentro, scucendone un lato, alcune monete d’oro, ricucendo poi con cura la ferita. Questo gli permise di iniziare una nuova e dignitosa vita nella nostra terra, il cognome Rikar diventò Risciar, che ancora oggi è diffuso a Bordighera.
Marilena, che si chiama Rigotti grazie al nonno, è orgogliosa di questa incredibile storia e io le ho chiesto il permesso di raccontarla a voi.
E’ uno dei gioielli che il nostro giornale ha il piacere di accogliere, come altre storie già raccontate dai lettori.
Storie piene di fascino che meritano di essere ricordate.
Grazie Marilena.

Valerio Moschetti  fonte:bordighera.net
11 marzo 2014



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