BORDIGHERA: LA STORIA
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Discendenti dalla stirpe dei Liguri e, più precisamente, dai Liguri Intemeli il cui territorio si estendeva dalla rocca di Monaco al torrente San Francesco ( San Remo ), sono gli abitanti di Bordighera.
Il professore Nino Lamboglia avanzò l'ipotesi che già nel V secolo A.C esistesse un insediamento greco presso l'attuale Capo Sant'Ampelio, denominato Ampelos, dal quale ne derivò il nome. Tesi mai accertata, in quanto non furono mai eseguiti scavi archeologici.
Si pensa anche che i Greci forse non arrivarono mai tanto ad oriente ma, si presume, si fermarono nel territorio monegasco mentre il nostro territorio rimase sotto l'influenza bizantina. I primi documenti in cui viene menzionata Bordighera o, per meglio dire, Burdigheta o Bordighetta come insediamento, risalgono al 1254 quando, l'appellativo "Sant'Ampelio" rimane soltanto per identificare il Capo che ancora oggi ne porta il nome. Bordighera rimane quindi un semplice insediamento sottomesso a Ventimiglia ed ai vari notabili che si susseguirono. Il 1470 fu l'anno che diede una svolta decisiva alla sua storia: 32 capifamiglia, provenienti da Borghetto S. Nicolò, decisero di unirsi e di fondare un nuovo insediamento. Si presume esistesse già un nucleo abitativo durante il Medioevo, sito nell'attuale centro storico, ma questo impulso fu dato da una nuova disposizione del Parlamento di Ventimiglia riguardante la vendita del pesce. Il decreto penalizzava molto i pescatori che operavano nelle acque della Burdigheta, riconosciute, già da allora, le più pescose. Immediatamente fu tracciato il territorio intorno ad un pozzo che - si ipotizza - si trovasse nell'attuale Piazza Giacomo Viale. Furono anche delimitate le abitazioni ed il perimetro dove costruire un muro di cinta con le relative altezze e si progettarono i lavori per la costruzione di un canale "il beodo, (da beà) = abbeveratoio" che rifornisse di acqua l'agglomerato di case, molini ed orti, ubicati all'interno delle mura, con norme ben precise. Già nel 1490 era stata eretta la Chiesa di Santa Maria Maddalena che non corrisponde a quella attuale, ma all'oratorio di San Bartolomeo.
Sino al 1700, la vita a Bordighera, per i suoi abitanti, non fu facile: sempre assoggettata, come le altre ville, a Ventimiglia. Sottoposta a gabelle e limitazioni, la popolazione arrivava a circa 1000 unità, viveva poveramente con i proventi della pesca, sempre copiosa ma, per le limitazioni imposte da Ventimiglia, non poteva vendere il pesce in loco, ma a Ventimiglia ad un prezzo prestabilito. Da Ventimiglia doveva dipendere sempre, per l'approvvigionamento necessario alla comunità. Esisteva anche una non ben precisata marineria, che si presume si occupasse di un limitato cabotaggio e forse anche la pirateria. Esistevano colture di ulivi , il commercio delle foglie di palma e poche coltivazioni di vite. Il nucleo lentamente progredì; vennero ampliate le mura, aperta una nuova porta e consacrata nel 1617 la nuova chiesa che, con grandi sacrifici, i bordigheresi avevano voluto erigere. Era considerata una delle più belle di quei luoghi. Vent'anni dopo una bolla papale accordava al Parroco il titolo di "Abate" . Il Papa decretava la trasmissione del titolo a tutti i parroci che si sarebbero succeduti.
Anche la peste raccontata dal Manzoni causò vittime nella piccola comunità che continuava sempre con difficoltà a sopravvivere. Una svolta epocale avvenne al termine della guerra intercorsa nel 1672 tra la Repubblica di Genova ed Amedeo I di Savoia. In seguito ai danni subiti, Camporosso che ospitava una guarnigione genovese, chiese a Ventimiglia un indennizzo per rimediare ai danni subiti. Passarono 10 anni e i Camporossini non ottennero alcun risarcimento per cui decisero di inviare una supplica al Senato di Genova chiedendo la separazione amministrativa da Ventimiglia, pur mantenendo buoni rapporti con Genova. Subito dopo, altre ville rivolsero suppliche di uguale richiesta, compresa Bordighera, dove il malcontento era ancor più accentuato dalla famosa imposizione relativa alla vendita del pesce e al monopolio del pane. Il senato genovese accettò queste richieste anche se Ventimiglia fece una forte opposizione. Bordighetta fu la prima ad accettare la divisione, con un formale atto notarile redatto dai suoi rappresentanti il 4 marzo 1683, nell'Oratorio di San Bartolomeo. Altre sette ville, sull'esempio di Bordighetta, vollero dissociarsi da Ventimiglia. Non fu facile il cammino per le divisioni dei territori, ma si giunse infine a costituire, sempre nell'Oratorio di San Bartolomeo, a Bordighetta, l'unione di tutte le ville che da quel giorno divennero paesi. Nacque così "La Magnifica Comunità degli Otto Luoghi". Finalmente nel 1695 tutto fu definito ed iniziò il cammino di questa strana repubblica. Bordighera, essendo l'unica in riva al mare, trasse benefici più di tutti gli altri paesi: aveva, infatti, uno scalo marittimo e poteva, quindi, praticare facilmente il commercio, soprattutto per la sempre redditizia attività della pesca. Non più soggetta a Ventimiglia, per questa sua indipendenza, fu lontana dalle guerre. Ebbe quindi un periodo di notevole sviluppo economico e civile, anche per gli uomini attenti ed intelligenti che la amministravano. In quel periodo, esattamente dal 29 settembre al 10 0ttobre 1745, ospitò Carlo Emanuele, Re di Sardegna, di passaggio in seguito ad una campagna militare. Bordighera all'epoca appariva come una città ben fortificata e florida. Inoltre, il suo territorio comprendeva il bosco di Montenero, molto importante per la quantità di legname e, addirittura, governato da un magistrato. Sempre nel 1700 venne costruita una cisterna che sostituì la vecchia fontana nel centro del paese e quindi la popolazione ebbe sempre acqua a disposizione. Tra il 1773 ed il 1779 vennero eseguiti i lavori per la ristrutturazione del beodo, fonte importantissima di vita per tutto il centro abitato. In quel tempo il beodo alimentava 3 frantoi e tre edifici (defisi ), cioè frantoi riservati alla spremitura delle olive. Un personaggio che lasciò un segno tangibile fu Don Giuseppe Antonio Biancheri. Dottore in legge, uomo colto ed intelligente, già podestà di Seborga, designato dall'Abate di Lerino e nominato Parroco Abate della Parrocchia di Santa Maria Maddalena, Don Biancheri si impegnò per riavere da Genova una reliquia di Sant'Ampelio. La ottenne nel 1703 e la ripose in una preziosa teca d'argento. Si adoperò molto per il bene della sua chiesa e di tutti i bordigotti, essendolo lui pure.
Questo periodo di benessere durò circa un secolo, poi fu interrotto nel 1794 a causa della rivoluzione francese e per la guerra che i francesi combatterono contro i Savoia che occupavano appunto la Savoia ed il Nizzardo. I francesi avevano anche una piazzaforte ad Oneglia e quindi occuparono tutte le nostre zone. Solo dopo la campagna di Napoleone del 1796 e dopo la costituzione del governo provvisorio della Repubblica Ligure le istituzioni amministrative vennero abolite. Dopo svariate vicissitudini ed anche annessioni a stati diversi, nel 1815 Bordighera venne annessa al dipartimento delle Alpi Marittime facente parte del circondario di Sanremo. Quel periodo fu portatore di povertà e di miseria. Gli occupanti francesi razziarono tutto quello che a loro occorreva; non si trovava neppure più foraggio per il bestiame e, in quel tempo, quasi tutto si muoveva a dorso di mulo. Nel nostro mare ricomparvero ancora i pirati, provenienti da Oneglia o da Marsiglia. Ad aggravare ancor più la situazione, nel 1810 il gelo distrusse raccolti e piante, e l'apice della tragedia fu raggiunto nel 1812 dove a Bordighera si necessitava di ogni cosa. Però, quel periodo non fu proprio del tutto negativo: il precedente fiorente commercio dell'olio aveva oramai aperto importanti e consolidati canali. Napoleone diede l'avvio ai lavori di costruzione della "Strada della Cornice" nel 1804, proseguiti nel 1810 e terminati nel 1828. La nuova strada che ricalcava il percorso della vecchia strada costruita dai Romani seguiva un tracciato più moderno: era ampia, si snodava in riva al mare e non tardò a portare i suoi benefici, con traffici di genti e di merci. Fu così che a Bordighera si cominciarono a costruire abitazioni in riva al mare, oltre che magazzini per le merci che già preesistevano.
E su quella strada transitò la carrozza descritta da Ruffini, che trasportava Miss Lucy verso il suo destino e verso il dottor Antonio. Su quella strada viaggiò Papa Pio VII che ritornava, con il suo corteo, dal soggiorno obbligato di Fontainebleu dopo il suo arresto avvenuto per ordine di Napoleone. Pio VII si fermò a Bordighera, ricevuto con tutti gli onori e fu ospite della famiglia Corradi. Il suo busto è collocato nella Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Maddalena, sopra la porta dei Rolandi, a ricordo di quell'importante evento. Sempre su quella strada risuonarono i passi di Padre Giacomo Viale, "u Fratin" il santo frate che tanto fece, tanto amò e tanto lasciò a Bordighera ed ai bordigheresi, specialmente a quelli più bisognosi. Con il passare degli anni si ricostituirono le piantagioni distrutte dal gelo: si arrivò a contare più di cinquantamila esemplari di ulivi, sedicimila palme e trentaseimila agrumi. Si ricostituì il commercio verso gran parte dell'Europa e la città riprese ad essere attiva. La pubblicazione del libro di Ruffini, avvenuta in Inghilterra, divulgò la fama di Bordighera: iniziarono gli arrivi dei primi viaggiatori inglesi e, verso il 1860, si aprirono i primi alberghi. Nel 1870 venne costruito un nuovo cimitero, sia per ragioni igieniche, sia per l'insufficienza di quello preesistente che era ubicato a ridosso dell'oratorio di San Bartolomeo. Purtroppo, in quel periodo, vennero demolite le vecchie mura perimetrali e Bordighera perse la struttura caratteristica di un borgo medioevale. Nel 1871 venne costruita la ferrovia che collegava Genova a Ventimiglia; la spiaggia del Borgo Marina, molto ampia, permise l'approdo dei bastimenti per cui commercio e turismo acquistarono maggiore vitalità. Personaggi ricchi, nobili e colti amarono Bordighera e lasciarono testimonianze che sussistono ancora oggi. Bordighera fu meta di regnanti e di artisti di livello mondiale. La Regina Margherita vi trascorse molti anni, fino alla morte. Per opera di Lodovico Winter furono poste le fondamenta della moderna floricoltura; le palme di Bordighera, che tanto amava, furono ricercate dalle città vicine, sia italiane che francesi, ed ancora oggi ne sono ornate. Fu costruita la Chiesa di Terrasanta a Borgo Marina, opera del grande architetto Charles Garnier, sorsero numerosi lussuosi alberghi, un casinò sul mare
Lo splendore di Bordighera durò sino all'infausto giorno dello scoppio della prima guerra mondiale
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